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Default Intervista ad un irredentista maltese, di 87 anni

DAL MIO DIARIO ELETTRONICO IN ITALIANO:


Patriae Caritas

Intervista con il Dottor Manoel Mizzi

Carissimi lettori e visitatori,

Alla fine di questo messaggio troverete un collegamento per scaricare l'intervista tenuta il Venerdì 15 Dicembre 2006 con il Dottor Manoel Mizzi, nella sua residenza, a Sliema nell'isola di Malta.

Sono stato efficacemente assistito dal Signor Ivan Vassallo, studente di storia all'Università di Malta, e senza dubbio un mio caro amico. Ringrazio l'intervistato, il Dottor Manoel Mizzi, e il Signor Ivan Vassallo per il loro tempo e il loro aiuto per poter far tornare a galla alcuni passaggi dal nostro passato patrio.

Il Dott. Mizzi è, tuttora, un irredentista italiano maltese DICHIARATISSIMO come potrete ben ascoltare nell'intervista. Questo, nonostante tutti i problemi che ha apertamente sofferto e chissà quante più per il suo ideale.

Preciso che anche se condivido quasi l'interezza di ciò che è stato espresso dal Dott. Mizzi nell'intervista fattagli, credo che si devono fare delle precisazioni o delle considerazioni distinguenti, come minimo.

Prima fra tutte l'associazione dell'irredentismo con il Dott. Enrico Mizzi (il quale oggi ha l'anniversario della propria morte nella carica di primo ministro di Malta nel 1950), del quale il Dott. Mizzi è pur parente. A dire il vero, posso ben vedere come si potrebbe considerare l'Enrico Mizzi come irredentista, ma qui serve fare una distinzione fra l'irredentismo culturale e un irredentismo istituzionale.

I nazionalisti maltesi, fra i quali di certo l'Enrico Mizzi, erano schietti assertori dell'italianità etnoculturale dei maltesi. È quindi non è logicamente improbabile considerare la vicinanza, se non ambigua distintività e forse pure una simbiosi integrale, fra l'irredentismo e il nazionalismo maltese quando si considera che l'ultimo era l'assertore dell'italianità etnoculturale dei maltesi. Ergo, quant'è difficile pretendere che qualcuno ideologicamente nazionalista, assertore di una definita appartenanza etnica e culturale, passi poi ad un irredentismo mirante a portare il proprio popolo nel grembo della "Madre Patria" e cioè quella patria la quale dava nutrimento, specialmente culturale, allo stesso popolo? Il grembo qui, simboleggio l'appartenenza a tutti gl'effetti, e quindi pure istituzionale.

Ma, in realtà, nei programmi politici scritti e approvati da Enrico Mizzi, il quale scriveva la maggior parte del materiale programmatico e ideologico del partito nazionalista maltese, non c'era mai stata una proposta irredentista ma solo di difesa della "nazionalità maltese eminentemente latina e della lingua italiana" e della "nostra cultura italiana".

In verità, l'Enrico Mizzi credo che manco abbia proposto l'unione di Malta all'Italia di proprio conto, visto che a quanto sappia l'imputato articolo della sua gioventù dove lui avrebbe proposto tale cosa, conteneva soltanto una proposta altrui che il giovane e sboccato Enrico approvò. Però, tal proposta mai fu proposta politicamente per l'approvazione dell'elettorato, e poi se Enrico Mizzi era proprio irredentista, allora dato l'appoggio e l'amore popolare datogli a Malta c'erano molti più irredentisti dei circa 100 menzionati dal rispettabilissimo e cordialissimo Dott. Manoel Mizzi.

Per giunta, come detto dal Dott. Manoel Mizzi nell'intervista, era il socialista Mintoff nel dopoguerra che più è arrivato vicino a tale idea irredentista! Anche se l'ultimo, l'avrebbe considerata per motivi materialisti e non idealisti e identitari come il Dott. Enrico Mizzi.

E giusto anche dire che considerare i nazionalisti maltesi dell'epoca Mizziana come degli irredentisti culturali è effettivamente errato. Loro non facevano redenzioni culturali, loro difendevano ciò che hanno avuto la fortuna di vivere e difendere. Tocca a noi l'onerosa sfida dell'irredentismo culturale se siamo veramente e genuinamente nazionalisti degni della tradizionale gloria del nazionalismo maltese.

In fine, faccio il punto che logicamente parlando irredentismo, italianità etnoculturale e nazionalismo maltese hanno di certo molte affinità, e sopra a tutto dei nodi di incoerenza da scogliere. Infatti, è ben difficile premettere di proporre la nostra vera indole latina e la nostra italianità etnoculturale senza andare oltre verso la finalità istituzionale la quale appertiene all'irredentismo. Ma, in pratica si può invece, perche' è il popolo l'artefice del suo futuro, ciò non negando che il popolo possa facilmente errare. In effetti il nazionalismo maltese è affermazione delle nostre distintività e la nostra italianità culturale, forgati insieme ad una politica costituzionale autonomista che non preclude maggiori contatti di fratellanza culturale con l'Italia e sopra a tutto con la Sicilia che fu chiamata "la Sicilia, antica madre e provveditrice di Malta" dai rappresentanti maltesi durante la rivolta contro i francesi rivoluzionari circa duecento anni fa.

Malta oggi, persa in ciò che ho chiamato "un limbo identitario", deve riscoprire la sua tradizionale e patrimoniale italianità culturale considerandola effettivamente maltese.

Questo riallacciamento è assolutamente necessario per poter permettere una degna risposta alla domanda "ma cos'è il maltese?", che spesso lascia assopiti coloro che dovrebberò rispondere, come è assopita la nostra italianità culturale. Ecco, che la nostra latinità si risvegli, altrimenti siamo dannati a questo leccaculismo del limbo angloamericano odierno con quel pizzico di arabismo che assilla questa popolazione solo e esclussivamente perche' non ha la formazione e la confidenza per riaffermare la sua verissima, tradizionale, patrimoniale latinitas.

Scaricate l'indirizzo in formato mp3 da http://www.freewebs.com/ederico/Inte...i-Dic-2006.mp3


Vi saluto,
Ederico.
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