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Le comunità cinesi
Comunità cinesi La maggioranza dei cinesi presenti sul territorio nazionale proviene da una zona circoscritta del Zhejiang, una regione della Cina meridionale, e precisamente dalla città di Wenzhou. Tale città ha svolto un importante ruolo come porto fluviale di accesso alle prospere zone dell'interno. Alla fine del 1800 divenne uno dei principali porti per il commercio estero del tè e quello regionale di prodotti alimentari, ma la sua importanza col tempo si ridusse per riprendere alla fine degli anni cinquanta. Attualmente Wenzhou è il centro politico, commerciale ed economico più importante del Zhejiang meridionale, ma anche il motore dello sviluppo industriale e commerciale della regione. L'attuazione di politiche di riforma economica a partire dall'inizio degli anni ottanta, ha favorito lo sviluppo e la prosperità di Wenzhou, che nel 1984 è diventata per decreto del governo centrale uno dei quattordici porti aperti agli investimenti stranieri, e al commercio internazionale e pertanto gode di uno statuto speciale che mira ad incoraggiare investimenti dall'estero sotto forma di capitali e knowhow senza sottostare a vincoli troppo severi e al sistema di tassazione in vigore nel resto della Cina. Oggi Wenzhou è considerata una città in pieno sviluppo economico e rivolta ai mercati mondiali, verso cui esporta prodotti alimentari, tè, iuta, carta, legname. Oltre all'agricoltura e all'industria di conservazione, negli ultimi anni si è riscontrato uno sviluppo rilevante delle industrie dell'abbigliamento, delle calzature, degli accendini e delle montature per occhiali, prodotti destinati non solo al mercato interno ma anche a quello estero. Infine bisogna ricordare che Wenzhou è il massimo produttore mondiale di alunite. Comunità cinesi in Europa Le prime comunità cinesi che all'inizio dello scorso secolo si stabilirono nei paesi dell'Europa continentale provenivano per la maggior parte dall'aerea di Wenzhou e da piccole cittadine ad essa vicine come Rui'an, Wencheng e Qingtian. Ancor oggi paesi come la Francia, l'Olanda, l'Italia e la Spagna costituiscono le mete privilegiate degli emigranti cinesi originari del Zhejiang. Cinesi del Zhejiang sono presenti anche in Svezia, in Belgio, Germania, Svizzera, Austria e paesi dell'Est come la Russia, la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Romania e la Iugoslavia, paesi che spesso rappresentano le tappe intermedie del percorso migratorio. I primi cinesi arrivarono in Europa all'inizio del Novecento, erano in migliaia e provenivano in gran numero dal Zhejiang meridionale, giunsero in Francia per prendere il posto degli operai francesi partiti per il fronte. Alla fine del conflitto molti di loro decisero di restare in Europa e di stabilirsi in Francia, dando inizio a catene migratorie che portarono, nel periodo compreso tra le due guerre, alla creazione della prima comunità cinese a Parigi. Cinesi d'Italia Dalla Francia alcuni cinesi si spinsero sino nell'Italia settentrionale stabilendosi dapprima a Milano e poi in altre città del nord come Torino e Bologna.. I primi cinesi stabilitisi in Italia erano venditori ambulanti e operai nel settore delle confezioni, borse e cravatte, erano quasi tutti di sesso maschile, alcuni sposarono donne italiane e si adoperarono per diventare italiani a tutti gli effetti. Consideravano come punto d'arrivo della loro carriera divenire gestori di ristoranti o aprire attività commerciali in proprio. Negli anni ottanta e novanta si è assistito ad un boom di emigrazione dalla provincia del Zhejiang, i picchi più elevati si sono raggiunti nel '87 in occasione della sanatoria che ha attirato in Italia anche molti cinesi che vivevano senza permesso di soggiorno in Francia e Olanda. Nel '95 l'approvazione di alcune disposizioni di legge (decreto 489/95), che prevedevano la regolarizzazione degli immigrati, hanno favorito un ulteriore arrivo nel nostro Paese di immigrati anche provenienti da altri paesi europei, come la Francia e l'Olanda. In questi ultimi decenni la tipologia migratoria ha subito dei cambiamenti, se in passato solo gli uomini emigravano oggi sono interi gruppi familiari a spostarsi. Nuclei di emigrati cinesi sono presenti un po' ovunque in Italia, nel nord soprattutto a Milano, dove una zona di concentrazione è la famosa Via Sarpi, nuclei meno numerosi sono presenti anche a Bologna. Nell'Italia centrale abbiamo una presenza più diffusa a Firenze, in varie località della Toscana, e soprattutto a Prato, dove risiede il nucleo più numeroso. Una comunità consistente per numero è anche quella presente a Roma, concentrata intorno alla famosa Piazza Vittorio Emanuele II, in pieno centro e più sparsa in piccole località del Lazio. Cinesi sono presenti anche nel sud, di recente una comunità in via di aumento è quella presente in Campania, ci sono sporadici insediamenti anche in Puglia e in Sicilia. I nuovi immigrati sono giovani, giungono in Italia con maggiori aspettative dei loro predecessori, e mostrano maggiore intraprendenza nel tentare nuove carriere al di fuori dei circuiti della cosiddetta ‘economia etnica' (ristoranti, pelletterie, confezioni). Prato Attualmente la comunità più numerosa di immigrati cinesi in Italia è quella presente nella città di Prato, dove i cinesi residenti raggiungono il 20% della popolazione locale. I cinesi di Prato provengono prevalentemente da Wenzhou e dalle zone ad essa limitrofe, di recente tuttavia si osserva un mutamento in atto nel fenomeno dell'immigrazione e un aumento di migranti cinesi dalla regione costiera del Fujian, fenomeno da tempo in corso in Francia, dove gli immigrati del Fujian costituiscono la maggioranza. La comunità cinese, di gran lunga la più numerosa nell’area pratese, ha intrapreso attività nel settore della maglieria e delle confezioni tessili conto terzi, un settore già in gran parte abbandonato dagli autoctoni perché fortemente instabile ed in balia delle fluttuazioni del mercato. Un’“economia etnica” però quella cinese, perfettamente integrata, funzionale e complementare al ciclo produttivo tessile pratese, il quale ha tratto e continua a realizzare forti profitti dalla collaborazione professionale, non sempre ortodossa, con la comunità dei cinesi. Tra le caratteristiche più manifeste delle comunità cinesi presenti in Italia vi sono la solidarietà e la coesione e una tendenza ad affrontare e risolvere all'interno del gruppo tutte le questioni e problemi che si presentano a coloro che soggiornano in terra straniera. I cittadini cinesi giunti in Italia, come dimostrano gli studi condotti sinora, hanno spesso un grado di istruzione molto basso, ignorano quasi o completamente la lingua italiana, e si trovano ad affrontare, totalmente sprovvisti di strumenti adeguati, i problemi relativi ad un loro inserimento nel tessuto sociale del paese di accoglienza. La totale assenza di conoscenze linguistiche (parlano spesso solo il cinese o il dialetto della zona da cui provengono) e culturali riguardanti il paese di accoglienza, determina anche il loro isolamento all'interno del gruppo di appartenenza e la propensione a fare riferimento per la risoluzione dei loro problemi alle associazioni di cinesi con struttura a livello locale e nazionale. Tutto cio’ e molto altro ancora hanno fatto si che nascesse uno STATO NELLO STATO con tutti i problemi che ne scaturiscono. Secondo come riferiscano le varie associazioni dell’ area di accoglienza becero buonista, molti immigrati cinesi hanno manifestato inoltre la difficoltà a muoversi nello spazio cittadino per risolvere i problemi di prima necessità come la ricerca di una casa, i pagamenti di bollette, le richieste di documenti, la richiesta di assistenza sanitaria, la ricerca del lavoro, e tutto ciò che è indispensabile per vivere in una comunità civile, a causa della scarsa conoscenza del funzionamento della realtà in cui si trovano a vivere, e della mancata conoscenza della vita sociale italiana, delle sue strutture istituzionali, dei servizi di pubblica utilità, di informazioni basilari concernenti le regole civiche, gli usi e i costumi del paese di accoglienza, e soprattutto i diritti e i doveri degli immigrati. Il Comune di Prato, sulla scia di altri comuni italiani, ha deciso di sperperare risorse economiche che dovrebbero essere elargite a famiglie italiane bisognose, destinandole a servizi a favore degli immigrati. Infatti i cinesi appartenenti alla seconda generazione, ossia coloro che sono nati e cresciuti in Italia, hanno frequentato le scuole italiane e cominciano a perdere l'uso della lingua cinese. Molti di loro sono in grado di parlare il dialetto della zona da cui provengono i genitori, ma non la lingua ufficiale cinese, e soprattutto non sono in grado di scriverla. A questo riguardo risultano particolarmente discutibili le iniziative promosse dal Comune atte a far conoscere la lingua cinese e utili ai cinesi per mantenere un legame con la propria cultura. E’ strano come si penalizzi e si demonizzi tacciandolo di razzismo quell’ italiano che voglia mantenere saldamente la propria cultura, la tradizione, gli usi ecc,e invece il Comune trovi i soldi da sperperare, togliendoli agli italiani bisognosi, per favorire il mantenimento di una cultura straniera in terra italiana per far contenti certi individui. Avevamo detto come la comunita’ cinese sia riuscita a creare uno stato nello stato, e questo lo si puo’ riscontare a tutti i livelli. Dalle cure mediche, all’ assenza di controllo sul lavoro sia da parte dell’ ispettorato sia dal punto di vista fiscale e tributario, fino alla totalita’ degli aspetti della vita quotidiana. Nella cultura cinese infatti la paura per tutto quello che non sia strettamente cinese è molto forte ed è presente nella comunità immigrata in Italia. Basti pensare che tutto il percorso migratorio si svolge all'interno della comunità cinese e dei capi-comunità che organizzano ogni cosa e dettano l'orientamento e i comportamenti. In base a questo percorso, gli immigrati cinesi arrivano in Italia senza aver avuto contatti importanti con il mondo "esterno" e con la società di accoglienza. Proprio a questo riguardo, e’ di facile comprensione come dietro il movimento migratorio ci sia il traffico di falsi documenti di immigrati deceduti. In tante parti del mondo, laddove esistono delle comunità e dei gruppi di mafiosi cinesi, una domanda sorge spontanea: "hai mai visto un funerale di cinesi o segni di lutto della comunità?". Esiste il fondato sospetto che alcuni corpi di cinesi deceduti vengano fatti sparire per poter poi riutilizzare i documenti, consegnandoli a cinesi clandestini. Il dottor Lorenzo Zaganelli sostiene che "sfruttando l'omogeneità somatica e l'incomprensibilità della grafia cinese, si riciclano i documenti di un cinese morto vendendoli ad un clandestino vivo, il quale prende così il suo posto. Il rischio che venga riconosciuto, come si può immaginare, è veramente molto contenuto". In ogni caso i cinesi non hanno timore, nella fattispecie, del sistema giudiziario italiano denominato "testa di tigre, coda di serpente", perché le punizioni non sono adeguate al reato commesso. Per alcuni mafiosi cinesi le nostre pene e le nostre carceri sono una passeggiata. In effetti ormai il riciclaggio dei documenti è una delle attività più praticate dalle triadi, che utilizzano sigilli e timbri falsi e sigilli e timbri autentici, come, ad esempio, verificato a Pistoia nel 1993. Denominazioni e simbologie della triade cinese Ruoli di responsabilità all'interno della triade: nomi e numeri La triade si riunisce in un tempio denominato la "Città dei salici", in quanto il salice è considerato il simbolo dell'immortalità. Al vertice della triade cinese vi è lo Shan Chu, che è il capo, la testa del dragone, il fratello maggiore. Ad ogni ruolo all'interno della triade corrisponde un numero e quello dello Shan Chu è il 489. E' un'usanza che si registra anche nelle ritualità di associazioni o istituzioni lecite. Il vicecapo è detto Fu Shan Chu, che è, di norma, anche il maestro incensiere ed ha il numero 438. Viene denominato pure "Doppio fiore". Mentre il tesoriere è lo Char So, il rango intermedio è rappresentato dal Bak Tse Sin, simboleggiato dal "ventaglio di carta bianca". L'uomo di forza, a cui devono rispondere i gruppi di fuoco, è l'Hung Kwan, il "palo rosso", l'uomo che coordina le azioni violente, contraddistinto dal numero 12, 4+2+6. Quelli che sono i "soldati", alla stessa stregua dei soldati della mafia, sono i Sey Kow Jai, col numero 49, mentre quando un appartenente alla triade è latitante, numero 91, allora si dice che calza un "sandalo di paglia", con richiami ai monaci che, secondo la leggenda, avrebbero fondato la triade. Si vedano i contributi di Antonio Nicaso e le sue inchieste sulla criminalità cinese predisposte dal Corriere Canadese. Non va dimenticato che sia in Canada che negli Stati Uniti, oltre alle triadi, hanno un peso notevole, nell'ambito della criminalità organizzata cinese, i Big Circle Boys, che avevano avuto origine nel periodo maoista, ad opera di guardie rosse che avevano deviato dai compiti originari. Gruppi di persone provenienti dalla Cambogia, dal Laos, dalla Corea vengono utilizzate come massa di manovra dalle triadi e dai Big Circle Boys, mentre elementi vietnamiti svolgono il ruolo di esattori, paragonabile a certi picciotti della realtà italiana. La mafia cinese in Italia Da un rapporto della Direzione Investigativa Antimafia si rilevano la pericolosità e talune caratteristiche degli affiliati alla mafia cinese nel nostro paese La DIA ha pubblicato di recente un importante rapporto sulle mafie estere in Italia, fra cui spicca quella cinese. Una delle tipiche peculiarità di questa mafia, risulta la capacità di saper perfettamente utilizzare passaporti e documenti di persone decedute, per rendere legittima la posizione di individui vivi e vegeti, che in tal modo possono riemergere nella legalità. Infatti la mole dei cinesi clandestini è elevatissima e si distribuisce innanzitutto fra la Lombardia e la Toscana, ed in subordine, ma sempre consistentemente, in Emilia Romagna e nel Lazio. La mafia cinese in Italia è rinomata anche per la sua capacità di saper gestire il flusso dei clandestini, che pagano dai sei ai venti milioni a persona per giungere nel nostro territorio, dove, per anni, sono spesso costretti ad una esistenza miserabile, con i documenti e la loro stessa vita nelle mani della mafia. Quest'ultima, oltre al lavoro nero, pratica, prevalentemente nell'ambito della comunità cinese, il gioco d'azzardo, le estorsioni, il sequestro di persona, la prostituzione effettuata da cinesi per i cinesi. Naturalmente non va dimenticata la capacità della mafia cinese di riciclare danaro sporco in attività di copertura. Il fatto che i gravi reati compiuti si determinano soprattutto all'interno della realtà cinese, determina una attenzione relativa da parte dell'opinione pubblica, e di conseguenza delle autorità istituzionali che, in qualche caso, sembrano non cogliere appieno le enormi potenzialità di sviluppo di questa mafia, che potrebbe, in sedicesimo, proporre pure in Italia ciò che è già accaduto negli Stati Uniti. La difficoltà di comprensione della lingua, quasi sessanta dialetti diversi, la mancanza pressoché assoluta di "pentiti" o di gole profonde, l'aleatorietà sostanziale delle investigazioni e l'alto livello decisionale e strategico delle triadi cinesi presenti a Parigi, decisive per la politica delinquenziale anche in Italia, fanno il resto. La recente operazione di polizia, denominata "Gladioli rossi", è l'ennesima dimostrazione dell'impegno della polizia toscana, ma anche dei limiti dell'azione investigativa e repressiva. http://www.forzanuova.org/comunita_cinesi.htm |
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