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Recensione: Carmelo Borg Pisani, eroe o traditore? | Maria Renata Sequenzia | rinascita.net
Stefano Fabei Recensione: Carmelo Borg Pisani, eroe o traditore? Lo sfondo storico entro il quale Stefano Fabei colloca la vita e la morte del protagonista del suo nuovo libro: “Carmelo Borg Pisani (1915-1942), eroe o traditore?” (Lo scarabeo ed. pag. 142 - E. 16), fa parte di quell’ampio serbatoio di eventi caduti nel più totale oblio, insieme ad altrettanto significative parti integranti della nostra storia, tutt’al più fuggevolmente e tendenziosamente citate, valga per tutte la trascurata epopea della guerra sul fronte orientale, giuliano-adriatico-slavo. A chi, come chi scrive queste note, si sia occupato meno superficialmente, rispondendo a un obbligo morale, di questa tragica disfatta militare e, di conseguenza, politica delle nostre classi dirigenti, e abbia riconosciuto in esse i responsabili della perdita di un’intera regione, già Decima Regio Venetia (Iulia) et Histria e della cancellazione di un ultrasecolare legame di civiltà tra popolazioni della stessa origine etnica condividenti lingua, costumi, istituzioni religione, comuni aspirazioni nazionali, al di là della loro imposta appartenenza ad entità politiche straniere, a chi cerchi di riempire i vuoti nella memoria del passato, il libro di Fabei, senza proporselo, offre continue occasioni di riflettere su trascurate analogie tra vicende accadute in regioni tra loro distanti geograficamente, negativamente conclusesi negli stessi anni cruciali della II guerra mondiale con il fallimento di quelle aspirazioni, coltivate per secoli al ricongiungimento con la Patria. Uno degli interpreti di queste aspirazioni, a dare alla propria terra natale il convinto riconoscimento della volontà popolare di congiungersi politicamente all’Italia, fu appunto Carmelo Borg Pisani, nato a Malta nel 1915 e ivi morto nel 1942 nel nome di questa rivendicazione della sua italianità. Fabei ripercorre tutte le tappe che lo portarono ad affrontare il sacrificio della propria giovane esistenza, al pari di una schiera di “irredenti” della I guerra mondiale, ai quali, come Guglielmo Oberdan, Cesare Battisti, Fabio Filzi, Nazario Sauro, e tanti altri, è degno di essere paragonato ed essere con loro assunto in un “Panteon” degli eroi e non fatto oggetto-come oggi frequentemente avviene, per confusa applicacazione del sempre più usato parametro di distinzione tra “terroristi” e “guerriglieri-patrioti”, di un giudizio negativo, di “traditore” (proprio come gli irredenti nei confronti di un potere statale straniero rifiutato), in questo caso il dominio sulla isola di Malta di Sua Maestà Britannica Pur se esaminate con grande finezza nella Introduzione, da Franco Cardini le ragioni della giustificazione positiva della scelta compiuta da Borg Pisani, egli non si sofferma su una delle principali sue cause, che Fabei mette in giusta luce nella ricostruzione della storia di Malta (e del suo arcipelago) dalle origini, attraverso un continuo incrociarsi susse-guirsi- di più o meno brevi invasioni e domini. Cretesi fenici-cartaginesi romani bizantini arabi (uno dei più lunghi) poi normanni aragonesi e infine, dal 1529, per decisione di Carlo V, Imperatore e del Sacro Romano e Re di Sicilia, Malta e le sue isole divengono feudo amministrato a suo nome dai Cavalieri di San Giovanni cacciati da Rodi dai Turchi, dal 1530 al 1798 detti “di Malta”, conosciuti per i loro meriti anche di difensori della cristianità (vedi battaglia di Lepanto) dall’espansione turca. Cessata questa, i nuovi equilibri europei stabilitisi specie dopo la rivoluzione francese e l’occupazione dell’isola da parte di Napoleone, richiamano l’attenzione sulla posizione dell’isola da parte di Regno di Napoli, (delle Due Sicilie) di Russia, d’Inghilterra, provocando l’allontanamento dei Cavalieri dall’isola occupata da Napoleone, e la richiesta di Napoli all’Inghilterra stessa d’intervenire a sua difesa, come avvenne, e riconsegnarla ai Borboni, secondo precisi patti, che non furono mai più rispettati. Il conflitto Francia-Inghilterra, vinto da quest’ultima, permise alla Gran Bretagna di concludere trattati dettati dal “puro e semplice” diritto di conquista e non certo dal rispetto dei diritti degli assoggettati alla conquista, prima garantiti. (Tra parentesi, si presenta già in questo successo del noto colonialismo inglese una delle tante analogie storiche con vicende che hanno colpito, producendo conseguenze simili, a quelle dello espansionismo nazionalista slavo-comunista nella sopraddetta regione italiana perduta). Inizia così, a partire dalla per l’Europa tutta – fatale data del 1814 come lo sarà anche quella del 1945 per noi - il risvegliarsi con le nuove idee portate dall’illuminismo e il rinfoco- larsi di antiche rivendicazioni già avanzate sotto i Cavalieri, di un periodo di lotta dei maltesi per l’affermarsi di diritti in tutti i campi ormai di autentica ispirazione “democratico-costituzionale” liberale. Primo tra tutti, il mai discusso nè rinunciato principio costitutivo dell’identità stessa maltese, quello del riconoscimento della lingua italiana in tutti i settori di qualunque attività, specie se pubblica, accanto al familiare dialetto maltese, uso mai cessato nè contestato dai tempi più antichi, sui quali si soffermano in particolare le note alle pagine 30-31, sottolineando come – archivi alla mano sia dimostrato che dopo l’espulsione degli Arabi 1090, mai altra lingua, ancor prima dello Ordine Gerosolimitano e dopo, in tutti i loro statuti fu usata, ancorché l’Ordine contasse otto lingue, quelle degli eventuali provenienti al governo da altrettanti paesi europei. Non posso trattenermi dal notare come MAI una simile inchiesta di verifica dell’italianità millenaria delle istituzioni nelle regioni perdute sia stata usata, se non altro per confrontare la realtà, che ne scaturisce, con la ostinatamente, e da nostri filo-slavi-comunisti, riproposta conseguenza della repressione subita dalla “cultura” slava nel brevissimo periodo del fascismo, (ma di quali e di quante etnie presenti nei nostri territori) nè ad opera di specialisti dello stesso problema- neppure ogg i- si è con statistica sicurezza accertato il negativo risultato totale. Al contrario, il preciso excursus storico presentato da Fabei su questo argomento fondamentale per i maltesi ne mostra la fine tra le ben strette zampe britanniche. A proposito di distinzioni tra metodi “fascisti” e “antifascisti”, viene il sospetto che solo formalmente diversa da quest’ultimi fu l’azione della considerata democratica? Liberale? Britannia ai fini della cancellazione di questa, fino allora, indistruttibile radice latino-italica. Tra alti e bassi, brevi concessioni e altrettante restrizioni o addirittura sostituzioni con l’inglese, il governo inglese svolge un costante progetto di eliminazione totale della lingua da ogni uso istituzionale, nonostante autorevoli dichiarazioni opposte di studiosi e politici inglesi. La lotta, la resistenza e l’irredentismo dei maltesi durano per tutto il Secolo XIX, ispirati anche alle contemporanee lotte per l’indipendenza in Italia (Fabei è costretto a sintetizzare pagine coinvolgenti) e sono gli eventi italiani che spesso alleggeriscono o aggravano le misure governative inglesi verso gli oppositori, le seconde avviate alla finale eradicazione di ogni rapporto con la cultura, l’arte persino gli stretti legami cattolici con la da sempre considerata maestra e ispiratrice madrepatria, quali, dice Fabei, neppure dall’Austria (siamo negli stessi anni) esercitata con tanta durezza, nei confronti dei tanto più noti “irredentisti”. Così, sempre più si sentiranno e saranno chiamati anche i maltesi, fondatori di un Partito Nazionale, di associazioni, accademie, collaboratori della stampa italiana, fondatori e iscritti alla Giovine Malta di diretta ispirazione mazziniana. Entro questo clima storico, già dal secolo precedente in fermento, agli inizi della I guerra mondiale, nel 1915, nasce Carmelo Borg Pisani, destinato a una vita esemplare, in senso pienamente sviluppato in tutte quelle manifestazioni che lo resero un modello. (Ahimè quanto poco conosciuto e chissà se dai giovani d’oggi apprezzato, se ad essi fosse permesso). E’ bene soffermarsi a meditare su una biografia, che appare degna di pro-fonda ammirazione in tutta la sua troppo breve estensione, dedicata ai più nobili progetti di vita, sociale, artistica nei campi più vari, seriamente intrecciati alle sue convinzioni politiche, fino all’ultimo istante sostenuti da un’ altrettanto solida –quanto inedita oggi- fede religiosa cattolica. ”DIO-Patria- Famiglia”, questo trinomio inscindibile(divenuto motivo di scarso apprezzamento, e addirittura di scherno, oggidì), si incarna perfettamente in tutte le scelte, più o meno riuscite, più o meno difficili, vissute in ripetuti soggiorni di studio e di apprendimento tra Malta e l’Italia durante gli anni successivi alla I guerra mondiale (l’Italia era stata alleata di Londra, come ricompensata?), all’affermarsi del Fascismo, allorchè riscuoteva l’ammirazione di tutta Europa e anche l’adesione di Pisani, non solo ideale, ma operativa, entrando a far parte di varie organizzazioni della milizia non dell’esercito in quanto non ancora cittadino, destinato a partecipare al II conflitto mondiale. La puntuale analisi dei rapporti di Borg con questi eventi, vissuti come combattente in Grecia, viene usata da Fabei per una precisa ricostruzione di tutte le fasi dei rapporti, diplomatico-bellici tra Italia e Inghilterra. Pronta a spedire in carcere e poi in Uganda! decine e decine di filo-italiani, processarne e condannarne a morte altri. Reazioni, di cui i distruttivi bombardamenti dell’Asse attenuavano la ferocia e ridimensionavano l’ampiezza delle generali, superstiti simpatie per l’Italia. A una persona, come me, indotta in queste - ed altre materie sembra indubitabile la scarsa, o nulla preparazione nostra, sia militare, a lungo, tralasciata, insieme a quella dei servizi segreti nostri sulle consistenza delle dife- se inglesi, quando, inizialmente ancora trascurate (ma la marina loro possedeva già il radar?) un primo slancio aggressivo italiano avrebbe potuto averne ragione. Troppo tardi, e con il concorso di Tedeschi e Giapponesi, le forze dell’Asse prepararono un decisivo sbarco, un’azione “disperata” degna della Decima Mas, in cui fu usato un progetto del fiero, coraggioso, da sé stesso ingenuamente creduto allenato e pronto alla morte Carmelo Borg Pisani. Per quanto attentamente studiata, anche da esperti marinai “da sbarco” tra cui il capitano di vascello Giuseppe Co-sulich, il già redento triestino in aiuto dei fratelli irredenti l’operazione a cui Pisani s’era offerto, fallì. Catturato, dopo mesi di prigionia il “traditore” Borg Pisani, incrollabile nella sua fede, inutilmente messa alla prova, subì l’impiccagione, la a lungo ignota fine. Anche questa volta mi è balenata l’idea di quale appassionante materiale di travolgente azione, di ardimento, di coraggio, di virile sentimento del dovere giurato, offrirebbero alla cinematografia italiana e alla sua dimenticata tradizione le ignorate e svilite gesta anche della rifiutata storia del nostro popolo. Tra le sue file, le sue generazioni sacrificatesi, vi è anche Carmelo Borg Pisani, oggi, dopo le ricerche di tanti, politici, storici e cittadini privati, un nome semi cancellato su una pietra di abbandonato cimitero d’un carcere, forse ormai disperse le ossa, di cui le autorità d’ogni parte e governo rifiutano occuparsi. Il libro di Fabei, arricchito, oltre che dalla presentazione del presidente emerito di Malta, oggi indipendente, Guido de Marco, da una scelta documentazione in Appendice, fotografie, illustrazioni, oltre che scientifico, è un omaggio - forse più sentito e durevole della medaglia d’oro alla memoria a suo tempo concessagli - a Carmelo Borg Pisani. Lo proponiamo a tutti gli Italiani, e soprattutto a coloro che si sentono ancora, nello spirito e nella memoria “irredenti”. |
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