Stirpes  

Go Back   Stirpes > Ethnic Forums > Gens Romana > Italo-Dalmatian

Italo-Dalmatian Italiano, Calabro-Sicilian, Napoletano-Calabrese, etc.

Reply
 
Thread Tools Display Modes
  #1 (permalink)     Quote this post in a PM
Old Saturday, July 28th, 2007
Senior Moderator
 
Last Online: 4 Hours Ago 18:34
Join Date: Jan 2007
Posts: 7,675
Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.Arthur Gordon Pym is a deity.
Default Spazio-tempo. Eternità.

Quote:
Spazio-tempo. Eternità.

Stefano Maria Chiari

28/07/2007

Crocefisso d'avorio del XVIII sec. presente nella cattedrale di Notre Dame a Parigi


«Può il tempo essere considerato alla stregua di una coordinata spaziale?
Pare proprio di sì, ma questa condizione non è percepibile nel nostro mondo quotidiano, ma solo dove entrano in gioco la forze gravitazionali molto intense o grandi velocità...
Per descrivere il nostro spazio quotidiano occorrono solamente tre variabili, e le distanze tracciate che siano al Polo Nord o all’equatore non cambiano, ovvero la distanza nella geometria euclidea è, come si dice, un invariante e lo è pure il tempo, nella fisica che introdusse Newton alla fine del XVII secolo...
[però] le misure dello spazio e del tempo prese separatamente non sono assolute, ma dipendono dal sistema di riferimento (osservatore) a cui si riferiscono.
In questo sistema di riferimento, però, non si possono considerare spazio e tempo separati, ma uniti nello spazio-tempo. Lo spazio-tempo chiamato anche cronotopo viene definito da quattro coordinate: le prime tre identificano i punti nello spazio, come per lo spazio euclideo, mentre la quarta variabile identifica il tempo o meglio un preciso momento temporale. Tutte e quattro le coordinate definiscono quello che si chiama evento, ovvero una situazione avvenuta in un preciso luogo ed in un preciso istante. L’ideatore di questo oggetto matematico, utilizzato in seguito nella teoria della relatività, fu il matematico russo-tedesco Hermann Minkowski, uno dei maestri di Einstein, che lo introdusse nel 1907
». (1)
Quindi, stando a questa acquisizione della moderna astronomia, la percezione del tempo e dello spazio costituisce un accidente relativo, in funzione del punto di vista dell’osservatore.
Questa, una prima acquisizione.
Una seconda certezza sembra essere anche il fatto che l’evento, come punto critico tra le coordinate spaziali ed il definito momento temporale, sia un unicum eccezionale, non altrimenti identificabile se non si possiedono le medesime coordinate.

La vita, così come la percepiamo noi, è un lungo scorrere di eventi in sequenza; momento dopo momento, una lenta evoluzione (nascita, crescita e morte) imprime un sigillo sensibile nello spirito di esseri che si riconoscono temporali e temporanei, per definizione, ma che non si rassegnano alla perenne scomparsa.
Schiere di blasonati scienziati ci assicurano: dopo la morte, non c’è nulla.
Certo non ritengono ci sia l’eternità come la intende il cristianesimo.
Eppure l’uomo è «capace» di eternità.
Capace di cogliere, al di là dell’avvicendamento seriale di attimi, un tempo senza tempo, perché al di là del tempo.
Illusione?
Non proprio.
L’aspirazione dell’anima umana infatti trova conferma assoluta nell’esperienza pratica della vita dello spirito.
Conosce quanto asserito solo chi ha vissuto, per grazia, la possibilità di valicare i confini spazio-temporali.
La Chiesa lo fa di continuo ed è l’unica a farlo.
Cosa è l’amministrazione di un Sacramento, se non la presenza reale ed efficace di Gesù che sta operando proprio in quell’istante fugace?
Il ricordo è una categoria che non esiste per il cristiano: le altre credenze religiose potranno rammentare i loro profeti o guru, l’insegnamento impartito o le gesta compiute, ma non pretendono (né potrebbero) di renderlo presente, ora e qui.
La Chiesa insegna: Cristo è vivo e vivente e supera la barriera spazio-temporale, troppo stretta all’amore di Dio e all’anelito del cuore umano.
Quindi con la Chiesa, l’eternità entra nel tempo.
Gesù pretende di irrompere nella storia, senza necessari ritorni ciclici.
Pone la sua tenda in mezzo ai suoi.
L’idea di una ciclicità esistenziale e redentiva mal si sposa con l’unicità del cronotopo di cui sopra; l’istante unico, passa e non torna; l’evento si realizza solo in quel tempo e con quelle determinate condizioni.

L’Incarnazione non stride con questa logica: Dio si incarna, e lo fa una sola volta.
Non Gli sono necessarie successive o precedenti manifestazioni o rivelazioni.
Tutto si compie nel tempo, in quel tempo unico (la pienezza dei tempi), trascendendo contemporaneamente la meccanicistica sequenza di istanti e proiettandosi nell’eterno.
E’ per questo (ma non solo) che l’unica rivelazione è quella cristiana.
Perché si pretende assoluta ed irreformabile, perché compiutamente foriera del vero, una volta e per sempre (comprendendo il prima e il dopo), così come si conviene all’operare di Dio, perfettissimo, di nulla mancante, perciò, totalizzante.
San Paolo spiega: in Cristo abita ogni pienezza, riconciliatore del cielo e della terra, autore di ogni cosa creata per mezzo di Lui ed in vista di Lui; quindi, creazione (la natura umana di Gesù) oltre il creato; creazione di tale sublimità da essere in Sé persona divina.
Tale rivelazione rispetta, pertanto, l’unicità dell’evento e lo «carica» di eternità.
Dal che si deduce, da un lato, l’inattendibilità dei sofismi di guru orientali o occidentali (travestiti da orientali o orientaleggianti) che pretendano di veicolare il messaggio «più adatto» all’epoca storica (o all’era) che stia attraversando l’umanità; questo assioma infatti suppone una deficienza nella donazione rivelatrice del divino, che si mostra incapace di cogliere la valenza unica dell’istante e non adatta a farlo trascendere oltre il contingente del momento; e dall’altro, l’inaccettabilità sia di una sovversione dei contenuti della rivelazione sia di un loro possibile travisamento.
Se l’eternità è nel tempo, lo è prima e dopo e lo è a prescindere da elementi accidentali.
L’uomo non è in grado di distruggere l’opera di Dio; cosa che, invece, è implicitamente ammessa sia dai già citati orientaleggianti (iniziati o esoteristi o cultori di scienze occulte di ogni risma o specie) sia dal protestantesimo: chi in un modo, chi nell’altro afferma l’inadeguatezza della trasmissione della verità, velata, nascosta e mal compresa (se non attraverso lunghi percorsi iniziatici) per i primi, deformata e completamente stravolta, per i secondi, che pretendono di ricondurla a tutta la sua purezza originale.
Miopia spirituale.

Si pretende di misurare l’eterno con le «coordinate variabili» di un tempo fugacemente scomparso.
Si pretende di asservire il pensiero di Dio alla pochezza dell’uomo; di relegare Cristo alla stregua del santone di turno; di superare la contraddittorietà logica del sistema con inverosimili forzature.
Tra l’altro, l’irripetibilità dell’evento che si verifica e che passa, ci è d’ausilio per comprendere un altro passaggio importante, su cui (benché si sia scritto), forse conviene ritornare: la vita è una sola.
L’irripetibile esistere di un momento, porta a considerare il fatto che tu sei qui ed ora e così come sei non puoi essere altrimenti, pena il non essere «tu»; l’obiezione facile è quella di «scorporare» l’uomo, disegnandolo come formato di diversi livelli (a strati, un po’ come le cipolle, direbbe Shrek!), relegando soltanto il piano fisico all’esistenza transeunte; essa però non tiene conto di un dato fondamentale: l’essere «tu» non è altro dalla percezione del «tu»; qualora fossimo senza corpo, saremmo altro, non Tizio, Caio o Sempronio, che, proprio col corpo e nel corpo trova se stesso e vive se stesso.
La reincarnazione presuppone, da una parte, l’annullamento dell’essere (2), e, dall’altra, la debolezza di Dio, incapace di dare tutto ciò di cui la vita (breve o lunga che sia) di una persona necessiti per addivenire alla perfezione massima per la quale è stata creata e voluta dall’eternità: partecipare di Dio.
Nel cristianesimo l’eterno entra nel tempo ed il tempo diviene eterno; l’Unico crea esseri unici, affinchè vivano per sempre e del tutto nella felicità personale e di misura traboccante che solo Dio può dare.


Stefano Maria Chiari

Note
1)
Da http://www.astronomia.com/2007/07/17/spazio-tempo/
2) Tanto è così che il ritorno nell’indistinto (perdita dell’«io» individuale) è la forma di beatitudine coniata da diverse correnti di pensiero.
[fonte]
Reply With Quote
Reply

Bookmarks


Currently Active Users Viewing This Thread: 1 (0 members and 1 guests)
 
Thread Tools
Display Modes

Posting Rules
You may not post new threads
You may not post replies
You may not post attachments
You may not edit your posts

BB code is On
Smilies are On
[IMG] code is On
HTML code is Off
Trackbacks are Off
Pingbacks are Off
Refbacks are Off

Locations of visitors to this page

All times are GMT. The time now is 23:28.

Page generated in 0.6735470 seconds with 13 queries.


Powered by vBulletin® Version 3.7.0
Copyright ©2000 - 2008, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Optimization by vBSEO 3.1.0