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Strategia dell’allarme

Maurizio Blondet
24/04/2007
Maurice Strong

«Allarme siccità»: non so se avete notato come tutti i TG e i giornali aprano lo stesso giorno con lo stesso allarme.
Con le stesse immagini: il Rio delle Amazzoni in secca, il Po asciutto.
Non c’è dubbio, è l’allarme siccità.
Ma sono indubbie anche le seguenti citazioni, trovate in un sito internet:
«Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, giungemmo all’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la mancanza d’acqua, la carestia e cose del genere fossero adatte…».
Questa è una frase da una pubblicazione del Club di Roma. (1)
«Abbiamo bisogno, per ottenere un ampio sostegno, di catturare l’immaginazione pubblica… sicchè dobbiamo offrire scenari paurosi, fare dichiarazioni semplificate e drammatiche, e non menzionare alcun dubbio…ciascuno di noi dovrà fare il giusto bilancio fra l’essere efficace e l’essere onesto».
Questo è Stephen Schneider, docente di climatologia a Stanford, soprannominato «il super-venditore dell’effetto serra».
«Anche se la scienza del riscaldamento globale fosse tutta falsa… il cambiamento climatico offre la più grande opportunità di portare nel mondo uguaglianza e giustizia»: così Christine Stewart, ministro dell’Ambiente canadese. (2)
Sì, c’è siccità, e ne siamo tutti coscienti.
Siamo infinitamente meno coscienti di un «allarme manipolazione»: di essere psichicamente influenzati, anzi soggiogati, da un vasto progetto.
Tale progetto è malthusiano: poteri forti mirano alla riduzione della popolazione umana.
Non a caso, il verbo del Club di Roma viene ancor oggi reclamizzato da un blog «spontaneo», che è ospitato nel sito de La Stampa di Torino: il blog si chiama «decrescita.it».
I poteri forti dietro il progetto-allarme sono ben identificati.
Nel 1972, quando il Club di Roma diffuse il suo rapporto, Maurice Strong, un miliardario canadese e membro del Club, era capo dell’UN Environmental Programme.
Nel 1992 lo stesso Strong ha organizzato la Conferenza dell’ONU sull’Ambiente; e nel frattempo aveva creato «spontanee» ONG di base, di nome «Planetary Citizens» e «World Future Society», il cui scopo è di reclamare «dal basso», a nome della presunta «società civile», le misure malthusiane volute dall’alto.

Strong è uno dei finanziatori e membri della Rockefeller Foundation, dell’Aspen Institute, membro della Commissione ONU sulla Global Governance, e consulente principale della Banca Mondiale di Wolfowitz.
Strong ha fondato inoltre lo Earth Council.
L’organo che, in stretta collaborazione con Steven Rockefeller, Mikhail Gorbachev e il vicesegretario dell’ONU Robert Mueller, emanò la «Carta della Terra» (Earth Charter), un documento di fondazione dell’ambientalismo malthusiano.
Il documento esordisce così: «Siamo a un momento critico della storia della Terra, un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro… come mai prima nella storia, il destino comune ci impone di cercare un nuovo inizio».
Non sfuggirà il tono in qualche modo mistico della frase.
Esso è dovuto a Robert Mueller, che era un membro della Società Teosofica e che pubblicava i suoi saggi presso l’editrice della Società Teosofica.
Nella prefazione ad uno di questi libri si legge: «Ancora una volta, ma questa volta su scala universale, l’umanità cerca niente di meno che la sua riunificazione col divino, la sua trascendenza in una nuova forma di vita. Gli indù chiamano la nostra Terra Brahman, o Dio, perché giustamente non fanno distinzione tra la nostra Terra e il divino…».
E’ la «religione» della nuova era, voluta dai poteri forti: un panteismo materialista (la Terra è Dio) che dovrebbe colmare il vuoto lasciato in Occidente dallo stingersi del messaggio di Cristo.
Come ogni «religione», anche questa mobilita gli oscuri complessi di colpa dell’uomo occidentale consumista, conscio in cuor suo che la sua vita basata sull’avere e lo shopping è fondamentalmente «sbagliata», e in qualche modo lo condanna.
Quest’uomo-massa non crede più all’inferno, ma è pronto a credere alla condanna che più lo spaventa, la fine del suo mondo di abbondanza.
Di conseguenza, è pronto a credere ai profeti di sventura, purchè «scientifici».
Come ogni religione autentica, anche questa contraffazione richiede dal singolo pentimento, ascetismo e sacrificio, in cambio di una salvezza «sostenibile».
Ovviamente, questa religione si pone come opposta e contraria a quella di Cristo.

Basta leggere il testo, profetico e ispirato, di Al Gore: «La ricchezza e diversità delle tradizioni religiose nella storia è una risorsa spirituale che la gente di fede ha spesso ignorato, perché spesso teme di aprire la mente agli insegnamenti che vengono dal di fuori del suo sistema di credenze. Ma l’emergere di una civiltà in cui la conoscenza di muove liberamente e istantaneamente nel mondo ha suscitato una nuova ricerca della saggezza distillata da tutte le fedi… le religioni dei nativi americani offrono un ricco tessuto di idee sul nostro rapporto con la Terra […] Il senso spirituale del nostro posto nella natura esiste dalle origini della cultura umana… le sue ultime vestigia sono state eliminate dal cristianesimo quando eliminò il culto della dea». (Al Gore, «Earth on balance: Ecology and the human spirit», 1992, pagine 258-260).
L’ambientalismo oligarchico ci propone di credere al culto della dea-madre: la chiama Gaia, il suo antico nome è Kali.
La sola dea indù a cui si fanno sacrifici di sangue, e sacrifici umani.
Migliaia di fisici, climatologi, meteorologi, oceanografi ed ecologisti (nel senso proprio: studiosi delle nicchie ambientali) hanno firmato una petizione («Global Warming Petition Project») in cui prendono pubblicamente le distanze dalla teoria del «global warming» come originato dall’industria umana.
Uno di essi, il fisico dell’atmosfera Fred Singer, ha scritto: «La terra si riscalda e si raffredda continuamente. Il ciclo è innegabile, antico, spesso improvviso e globale. E’ anche impossibile frenarlo. Gli isotopi nel ghiaccio e nei sedimenti antichissimi, negli antichi anelli degli alberi, nelle stalagmiti, ci dicono che il fenomeno è originato da piccoli mutamenti nella irradiazione solare» («Unstoppable global warming», pagina 4).
Ma «gli scienziati che sono noti come scettici sul global warming trovano difficile ottenere incarichi universitari e impossibile ricevere fondi per le loro ricerche», ha scritto Paul Johnson in un articolo di Forbes («The menace of the lobby»).
Ciò è ovvio: questi sono eretici della nuova religione.
E la nuova fede è spietata, esige l’estremo sacrificio.
Ancora al Gore: «I piccoli mutamenti di politica, i moderati miglioramenti nelle leggi e nei regolamenti, la retorica offerta al posto del vero cambiamento, sono tutte forme di compromesso, volte a soddisfare il desiderio del pubblico che il sacrificio, la fatica e la dolorosa (‘wrenching’, parola che indica uno ‘strappo’, anche muscolare) trasformazione della società non saranno necessari». (pagina 274).

Chi dice che il nostro tempo è scettico e relativista?
Abbiamo almeno due religioni che accettiamo senza discutere, e non ammettono agnosticismo: quella dell’olocausto e quella dell’ambientalismo.
L’una e l’altra ci denunciano come macchiati da un peccato originale, e ci bollano come peccatori «attuali», sia che pratichiamo «l’antisemitismo» criticando Israele, sia che sprechiamo e sporchiamo l’ambiente.
L’una e l’altra ci offrono la via di salvezza nel pentimento e nel dolore, in uno «strappo» doloroso. Al fondo del quale ci fanno balenare, come la ministra canadese, «un mondo di uguaglianza e giustizia».
D’accordo, la siccità esiste.
I ghiacciai si restringono.
Ma esiste anche una strategia dell’allarme.
Ed essa è una menzogna, promossa da ben identificati poteri forti.
Di questo non siamo consapevoli.
La difesa è evidente: contro le nuove «fedi» dobbiamo accanitamente opporre il nostro scetticismo, la nostra incredulità.
Affermare il «relativismo» di chi crede in Gesù e nella salvezza non in questo mondo.
Abbiamo pochi mezzi umani per resistere, i TG ci parlano tutti insieme, ad un giorno convenuto, dell’allarme siccità, e non c’è voce contraria o dubbiosa che abbia spazio nei media.
Per quanto mi riguarda, tengo memoria di ciò che mi disse un vecchio agente della CIA che aveva operato in Vietnam.
Nella nostra conversazione, alluse e «cose orribili» che lui e i suoi colleghi avevano fatto, poi non volle dire di più.
Gli chiesi: «Se non vuol dirmi che cosa ha fatto, mi dica che cosa ha imparato».
Lui rispose: «Che cosa ho imparato? Questo: che niente in questo mondo è come ti viene detto».
Parlava di «questo mondo».
Quello sui cui domina il «Princeps huius mundi», il padre della menzogna.

Maurizio Blondet

Note

1) Il Club di Roma è il think-tank globalista e tecnocratico che, nel 1972, con i soldi della Fondazione Agnelli e il mandato dell’ONU, pubblicò l'apocalittico «I limiti dello sviluppo».
Secondo le previsioni di quel libro, il petrolio doveva esaurirsi nel 1992, zinco e rame dovrebbero essere finiti da un ventennio, le «risorse naturali» in genere non esserci più. Il libro fu criticato non solo per le previsioni sbagliate, ma per i concetti di base: in un certo senso, le «risorse naturali» semplicemente non esistono. Per esempio, il petrolio non è stato una «risorsa naturale» per millenni, fino a quando non fu inventato il motore a scoppio. E’ l’avanzamento tecnologico che fa dei materiali che prima non lo erano, delle «risorse». Ma il Club ebbe un ovvio successo nel creare uno stato d’animo collettivo prima inesistente: la preoccupazione per l’ambiente, il concetto di sviluppo «sostenibile» ossia limitato. Era l’effetto che si voleva. Infatti, si legge nel sito di questo organo, «La missione essenziale del Club di Roma è di agire come un globale, indipendente, non ufficiale catalizzatore di cambiamento».
2) Discorso pronunciato dalla Stewart davanti ai giornalisti del Calgary Herald nel 1998. Riproposto dallo stesso giornale in 14 dicembre 1998.
[fonte]
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Default Re: Strategia dell’allarme

Lo sapevo sempre, che gli ambientalisti (environmentalists) erano gente molto malvagia. Ecco una prova di piu.

Protezione dell' ambiente non è qualcosa di male in se, anzi è buono, ma questa ideologia e quasi-filosofia che mette la natura al di sopra dell' uomo è una contraffazione terribile e satanica della preoccupazione normale e molto legittima per la salvaguardia dell' ambiente dall' inquinamento eccessivo. Si deve sempre fare una distinzione tra queste due cose.
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