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Oggi 13 Marzo si č tenuto a Padova ludienza finale del
processo ai Serenissimi Cristian Contin, Flavio Contin e Gilberto Buson. Lo stato italiano, rappresentato dal Pubblico ministero, aveva chiesto per loro il carcere, indicando tra le le aggravanti il fatto che non si trattava di un gruppo autonomista, ma bensģ un gruppo indipendentista con lobiettivo di arrivare allautogoverno pieno del Popolo veneto. La giuria popolare ha disposto diversamente, decidendo di mandare assolti gli imputati: non puņ essere un reato amare la propria terra. Lo ha del resto chiarito la legge statale n. 85 del 24 febbraio 2006, che afferma che č consentito esprimere opinioni e compiere atti democratici per ottenere lindipendenza di territori attualmente inglobati nello stato in cui č parte la Venetia. Si avvicina ora il decimo anniversario di un episodio che č entrato nella nostra Storia e che resterą a lungo nel cuore di molti veneti: finalmente possiamo dirlo al alta voce, i ragazzi che hanno liberato piazza San Marco sono dei patrioti e come tali vanno trattati. Il Movimento politico VENETI esprime tutta la propria solidarietą ai protagonisti della simbolica liberazione di Piazza San Marco del Maggio 1997 e invita tutti domenica 18 marzo alle ore 10.00 a Breda di Piave, presso la sala consiliare del municipio per unassemblea pubblica e soprattutto per un festoso brindisi di saluto e ringraziamento agli Eroi Serenissimi. VENETI IN MOVIMENTO PAR L\'INDIPENDENSA DELA VENETIA |
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Perché anche se il mito celtico ("mito" nel senso positivo di idea-forza mobilitante) può essere opportuno per rafforzare un'identità settentrionale differenziata, va detto che la lingua veneta non appartiene al gruppo linguistico gallo-italico (come invece il piemontese e il lombardo), ma appunto a quello venetico - così come il friulano è invece una lingua reto-romanza. Italo-Dalmatian, peraltro, nel nome richiama da vicino la Repubblica Serenissima.
Sono piemontese e simpatizzo volentieri con la causa del Nord (anche se trovo che i problemi fondamentali di questi anni abbiano una dimensione europea - la quale fa passare in secondo piano i contrasti localistici). Ma i nostri desideri e le nostre opinioni non devono distoglierci da una fredda obiettività: possiamo far nostra l'eredità celtica e quella germanica (come pure le altre che non si riassumono in queste - come la venetica, o la greca 'laggiù') - ma restiamo in primo luogo di cultura romanza. Quando decidiamo di parlare veneto, lombardo o piemontese, stiamo parlando una lingua romanza - derivante dalla lingua imperiale romana. Lo dico, sia chiaro, da filogermanico con simpatie celtiche. La constatazione, di per sé, non ha nulla di politico; non è necessario essere degli 'itaglioni' centralisti per provare la stessa ammirazione per Roma, per l'impero e l'eredità che ci ha lasciato, che provavano Friedrich Nietzsche e lo stesso Führer. Non c'è bisogno di essere più realisti del re, sorpassandoli in fatto di nordicismo antiromano. Last edited by Taurin; Thursday, July 19th, 2007 at 17:45. |
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