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Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.Marcus Marulus is a deity.
Default La scienza secondo sant' Agostino

Fonte:

il piccolo zaccheo

La scienza secondo Agostino



Una splendida intervista a padre Nello Cipriani, sul concetto di scientia in sant’Agostino, è riportata nell’ultimo numero del mensile 30giorni (a cura di Lorenzo Cappelletti). Ne trascriviamo alcuni brani (per una lettura integrale, che consigliamo vivamente, basterà pigiare qui):

«Recentemente mi sono occupato dell’epistemologia di sant’Agostino, ho voluto cioè indagare come egli ha inteso la parola
scientia. Mi sono reso conto che nei primi anni dopo la sua conversione egli intendeva ancora questo termine nel senso che aveva nella tradizione platonica e aristotelica. Intendeva scientia come la conoscenza razionale delle realtà intellegibili eterne e immutabili, oggetto della speculazione metafisica e matematica, in primo luogo Dio. Da questo concetto molto intellettuale di scientia veniva perciò esclusa la conoscenza delle cose contingenti, quelle che avvengono nel tempo, come anche la conoscenza del mondo sensibile. Ma nel periodo del presbiterato, sant’Agostino compie una vera e propria svolta epistemologica, perché scopre una seconda scientia: lo studio della Scrittura, gradino indispensabile per giungere alla scientia delle cose eterne. Tale scoperta è frutto di una lettura di san Paolo che parla del dono della scienza distinto dal dono della sapienza. Così nel De doctrina christiana la scienza diventa soprattutto lo studio approfondito della Scrittura condotto con un metodo che si ispira a criteri scientifici. Questa è già una grande novità epistemologica. Ma poi sant’Agostino arriva nel De Trinitate (soprattutto nei libri XII e XIII) a distinguere in modo ancora più profondo la scienza dalla sapienza. La scienza non è più soltanto la conoscenza di ciò che è avvenuto nel tempo, cioè della storia della salvezza e della morale cristiana contenute entrambe nella Scrittura, ma include la fede temporale, storica, della Chiesa in Dio e nei beni eterni. In questo concetto di scienza l’oggetto diventa ancora più vasto: tutto ciò che è temporale e che interessa la fede. Compito di tale scientia, che non tutti necessariamente debbono avere, è di sostenere la fede dei credenti attraverso la difesa dalle eresie…

La cosa è interessante perché i grandi filosofi greci, come Platone e Aristotele, non facevano rientrare nell’episteme, cioè nella scientia, ciò che avviene nel tempo, mentre per Agostino, come ho detto, la scientia si interessa delle res temporales, cioè dei fatti storici, e anche di tutti i fenomeni naturali. Ora, quando si parla di Agostino, molto spesso si aggiunge l’attributo “platonico”, Agostino dipenderebbe tutto dal platonismo. In realtà Platone non aveva molta stima della conoscenza sensibile, la riteneva una doxa, un’opinione, non gli attribuiva la capacità di fornire conoscenze certe. Invece Agostino, già nel De vera religione, dice esplicitamente che i sensi non ingannano, e in seguito, nel De Trinitate, altrettanto esplicitamente: lungi da noi sostenere che le cose che conosciamo attraverso i sensi non sono vere. Tutto il contrario di Platone. Inoltre, in sant’Agostino, l’idea che possiamo avere conoscenza certa del mondo esterno non rimane un’affermazione astratta. La fa valere anche quando si tratta di stabilire il rapporto tra l’insegnamento della Scrittura e i risultati delle scienze naturali. Questo avviene soprattutto nel De Genesi ad litteram, in cui sant’Agostino definisce temerario il cristiano che prende alla lettera un’espressione biblica mettendosi contro i risultati raggiunti con certezza dagli scienziati del tempo. Sostiene infatti che la Scrittura non intende insegnarci come è fatto il mondo, non intende dare cioè una spiegazione scientifica dei fenomeni naturali, vuole invece insegnarci la via della salvezza. Inoltre sant’Agostino nel De Genesi ad litteram non solo riconosce che gli scrittori sacri non hanno l’intenzione di pronunciarsi su come è fatto il mondo, ma sostiene addirittura che gli scienziati possono, con calcoli ed esperimenti, raggiungere risultati assolutamente certi, che chi è cristano deve accettare senza contrapporli alla Scrittura. Sempre che i risultati scientifici siano davvero certi, raggiunti con un metodo serio…

Sant’Agostino è giunto a questi risultati certamente attraverso la sua riflessione sempre molto attenta all’insegnamento della Scrittura. Ma c’è anche un elemento importante che viene dalla sua esperienza personale. Sant’Agostino è stato manicheo per nove anni. Poi si è progressivamente allontanato (lo scrive nel capitolo V delle Confessioni) proprio a causa della delusione prodotta in lui dalla constatazione che l’insegnamento manicheo, che pretendeva di dare una spiegazione certa e vera di tutto, anche dei fenomeni naturali, in realtà era in contraddizione con l’insegnamento dei fisici, soprattutto con le loro spiegazioni in ordine alle eclissi della luna e del sole. I manichei, infatti, interpretavano questi fenomeni alla luce della mitica lotta fra il bene e il male, che era al centro della loro religione… Pertanto presentava queste difficoltà ai suoi amici manichei e chiedeva spiegazioni, ma questi si schermivano dicendo che sarebbe stato il loro vescovo Fausto a rispondere a tutte le sue difficoltà. Quando finalmente Fausto giunse a Cartagine nel 383, Agostino gli presentò i suoi dubbi, ma Fausto riconobbe umilmente la sua ignoranza su questi temi. Agostino, sotto certi aspetti, lo trovò simpatico. Apprezzò la sua modestia e anche la sua oratoria, il suo stile da buon retore, ma perse la sua fiducia nel manicheismo, che neppure nelle persone più autorevoli sapeva rispondere “alla sua sete”, scrive…

La stessa delusione del giovane Agostino di fronte ai manichei, che davano spiegazioni dei fenomeni naturali in contrasto con la scienza, forse la provano anche molti giovani di oggi che, tanto per la loro impreparazione religiosa che per l’imprudenza di certi soloni cristiani, possono essere esposti al pericolo di pensare l’insegnamento della Scrittura in contrasto con i risultati delle scienze moderne e pertanto nutrire sfiducia verso la Scrittura e verso la stessa fede cristiana. Sant’Agostino è sempre attuale. Ascolta il brano del De Genesi ad litteram I, 19, 39, citato integralmente da Galileo Galilei nella sua lettera del 1615 alla granduchessa di Toscana Cristina: “Accade assai spesso che anche chi non è cristiano, riguardo alla terra, al cielo, agli altri elementi di questo mondo, al moto e alla rivoluzione o anche alla grandezza e distanza degli astri, intorno alle eclissi del sole e della luna, al ciclo degli anni e delle stagioni, alla natura degli animali, delle piante, delle pietre e di tutte le altre cose di questo genere, abbia conoscenze tali da poterle sostenere in forza di ragioni o esperienze indiscutibili. Orbene, è davvero una cosa vergognosa, dannosa e assolutamente da evitare che costoro sentano un cristiano parlare di queste cose in base ai testi cristiani e dire sciocchezze tali che, vedendolo prendere lucciole per lanterne, come si dice, a mala pena riescono a trattenere il riso. Ed è penoso non tanto che venga deriso uno che sbaglia, quanto il fatto che da parte di chi è al di fuori si possa pensare che i nostri autori abbiano sostenuto tali opinioni e che siano biasimati e rigettati come ignoranti, con gran danno di coloro della cui salvezza siamo solleciti. Quando infatti quelli che sono al di fuori sorprendono un cristiano che sbaglia in cose che essi conoscono benissimo e difende una sua opinione erronea sulla base delle nostre Scritture, in che modo potranno prestar fede a quelle Scritture riguardo alla risurrezione dei morti, alla speranza della vita eterna e al regno dei cieli, visto che vedono quelle Scritture contenere errori relativi a cose che hanno potuto sperimentare o conoscere attraverso calcoli sicuri? È difficile esprimere quanta pena e amarezza recano ai fratelli prudenti questi temerari pieni di presunzione quando, allorché vengono criticati e convinti della perversa falsità delle loro opinioni da coloro che non sono vincolati dall’autorità delle nostre Scritture, cercano di addurre le medesime sacre Scritture a difesa di quel che hanno sostenuto con leggerezza oltremodo temeraria e con falsità fin troppo scoperta. E arrivano anche a citare a memoria molte parole che ritengono valere come testimonianza, senza comprendere né quel che dicono né che portata abbia”».

«È significativo – aggiunge il curatore in coda all’intervista – il commento che san Giovanni Damasceno fa a questa frase conclusiva che sant’Agostino trae dalla Prima lettera a Timoteo (1,7) e che potrebbe avere tante applicazioni di attualità: “è la smania del dominio che li costringe ad arrogarsi il ruolo di Maestri”».

Last edited by Marcus Marulus; Thursday, February 28th, 2008 at 14:28.
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