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La provocazione "Trieste è nostra", polemica per il film sloveno

TRIESTE - Il 3 novembre 1953 le truppe alleate tolgono la bandiera italiana che sventolava sul Municipio triestino. E' rivolta. Un gruppo di giovani triestini scende in piazza cantando l'inno nazionale. Si chiede di rimettere la bandiera, lì dov'era. Ma gli occupanti, gli inglesi comandati dal maggiore inglese Callaghan, intervengono e caricano la folla. I dimostranti reagiscono. E' scontro. Tanti triestini scendono in piazza rivendicando la propria apartenenza all'Italia. La protesta dilaga e i triestini sventolano i tricolori. La polizia apre il fuoco. Scorre il sangue. Numerosi feriti. Sul selciato i corpi senza vita di Saverio Montano, Francesco Paglia, Pierino Addobbati, Leonardo Manzi, Erminio Bassa, Antonio Zavadil. tutti ricordati con la Medaglia d'Oro al Valor Civile dall'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
La storia di Trieste, ai confini di una continuità adriatica italiana spezzata dalla vittoria dei partigiani di Tito durante la seconda guerra mondiale, torna di attualità.
In questi giorni in Slovenia sta per uscire un film da un titolo che risuscita vecchie ferite nella Trieste italiana. "Trst je nas", Trieste è nostra, una fiction di produzione slovena ambientata durante il periodo della guerra di Liberazione jugoslava. Ricompaiono le bandiere jugoslave, le stelle rosse, i partigiani di Tito. Che puntano su Trieste.
Il presidente dell'Unione degli istriani, Massimilano Lacota ha inviato una nota di protesta al Ministero degli Esteri per i contenuti degli spot pubblicitari "non solo contrari allo spirito di pacifica convivenza e di rispetto reciproco, ma addirittura apertamente minacciosi e incitanti all'odio razziale".
Il film, però, secondo David Tercon, responsabile delle attività culturali di Casa Kosovel, è una parodia che prende in giro anche gli stessi partigiani. Si svolge ai giorni nostri e inscena la stranezza di un gruppo di adulti che fa giochi di guerra.
L'autore è un giovanissimo regista sloveno, Ziga Virc che sta completando la tesi di laurea in regia cinematografica e televisiva. Come si legge sul sito di Repubblica.it nelle recensioni sui siti web si legge che il film, in bianco e nero, è stato girato in 16 millimetri e dura 27. Il sottotitolo è: "La battaglia che non c'è stata". "Si tratta di un film breve - viene illustrato - in cui vengono raccontati temi diversi come il conflitto generazione, la nostalgia per la lotta di liberazine nazionale jugoslava, il conflitto con le attuali autorità.
Il film - si legge ancora in Internet - è ambientato ai giorni nostri e un gruppo di uomini con le divise dei partigiani di Tito guidati dal protagonista, Franco decide di ”liberare” Trieste e di aggiustare le ingiustizie della Seconda guerra mondiale. Ma ciò non va a genio alla moglie di Franco, Maria, che rimane così a lavorare da sola in azienda, mentre il marito gioca ai tedeschi e ai partigiani. Irrompe poi nella vicenda la polizia slovena con il comandante Brane, amico di Franco, che decide però di non consentire più la messa in scena di queste battaglie. Ma Franco non si ferma perché ciò che lo preoccupa sono gli insegnamenti da trasmettere alla giovane generazione e segnatamente a sua figlia Mateja che teme non abbia modo di apprendere i valori della Resistenza che dovrebbero essere trasmessi di generazione in generazione. Franco perciò dona a Mateja l’uniforme di Tito. Come reagirà Mateja e da che parte si schiererà?»
Per saperlo bisogna vedere la fine del cortometraggio. Quello che è già tragicamente noto è l’esito dell’occupazione di Trieste del ’45, quella vera, che causò migliaia di assassinii, infoibamenti e deportazioni.


Ticinonline - Svizzera/Estero - La provocazione "Trieste nostra", polemica per il film sloveno
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“Trst je nas!” non ancora nelle sale, ma già sale la polemica

di Davide Lessi [
130 ]


Trieste. ”Trst je nas” (“Trieste è nostra”): è il titolo del cortometraggio, prodotto dalla RTV slovena, che non manca di suscitare polemiche.
Già oggi Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani ha denunciato: “Questo film, che ha il titolo con lo slogan delle truppe titine nell’occupazione di Trieste, è una provocazione”. Stando a quanto riportato dal Primorski dnevnik, il presidente degli istriani non avrebbe ancora visto la pellicola. Tuttavia non ha mancato di definire “inaccettabili” gli spot che promuovono il film “perché – ha dichiarato Lacota – istigano all’odio razziale”.
Ecco i link con il trailer del cortometraggio realizzato da Žiga Virc, in uscita dal prossimo 6 novembre nelle sale cinematografiche slovene.
http://www.youtube.com/watch?v=22uzf_4weoM
http://www.rtvslo.si/blog/bavdek18/prihaja-novi-film-trst-je-nas/32828
“Trst je nas!” non ancora nelle sale, ma già sale la polemica | Bora.La
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ancora un stupido film come tanti. xche non ignorarlo?
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E difficile ignorare lo sciovinismo antiitaliano degli slavi quando sei costretto di vivere nel loro stato. Questo film solo dimostra quanto è un certo "antifascismo" primitivo ancora presente qui, tra gli slavi. Se Germania ancora oggi occupasse la Pologna e facesse dei film il cui solo scopo è di provocare, li ignoreresti tu?
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E difficile ignorare lo sciovinismo antiitaliano degli slavi quando sei costretto di vivere nel loro stato. Questo film solo dimostra quanto è un certo "antifascismo" primitivo ancora presente qui, tra gli slavi. Se Germania ancora oggi occupasse la Pologna e facesse dei film il cui solo scopo è di provocare, li ignoreresti tu?
certamente no... Fortunamente la Germania non sta occupando la Polonia eppure la Slovenia non sta occupando l'Italia. Mi penso che e' inutile preocupparsi delle cose cosi'. Questo film e' semplicemente troppo stupido per essere trattato come una provocazione. Ci sono ignoranti da tutte parti. Per me chiamarsi "un Fascista" sembra pure una provocazione. Niente di bene e stato fatto in Italia e dintorni durante il periodo fascista (eccetto qualche esempio d'architettura stupendissima). Grazie ai fascisti e le conseguenze della sua stupidissima guerra l'Italia non possede l'Istria mai piu'.

Primitivo Antifascista Slavo
 

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