Ecco qual è la vera vocazione politica dei popoli italiani
È ormai molto tempo che cerco una risposta alla domanda: «Qual è la forma di governo migliore per l’Italia?».
Prima di procedere, vorrei far notare come, a seguito di un mio sondaggio personale avente come domanda: «Esiste una sola nazione in Italia?», ho ricevuto una grandissima maggioranza (direi quasi un plebiscito) di “No”, e non solo da ambienti leghisti o separatisti, ma da persone provenienti da varie parti della penisola. Dovrei allargare il campionario delle persone intervistate, per arrivare a dei risultati più validi, ma sono convinto che, se potessi attuare una ricerca a livello professionale, sarebbe convalidata la mia ipotesi: cioè, che nessuno (o quasi), ormai, crede più al Risorgimento “scolastico” ed ai suoi miti, compreso quello della nazione unitaria. E allora mi chiedo perché gran parte della classe politica si ostini a non riconoscere la volontà dei popoli. Questi ultimi, oramai, vedono nello Stato italiano solamente una macchina burocratica intasata di corruzione e di spirito di casta. E ciò con cui questa macchina si propone ai popoli per affermare il proprio potere, è una serie di miti e ideologie derivati da un passato che oggi quasi tutti rinnegano. Volete una prova? Quanti conoscono il significato della festa del 2 giugno? Ho visto un servizio di un telegiornale, quest’anno (2009), in cui si trattava proprio questo argomento: i giornalisti attraversavano il centro di Roma, durante le manifestazioni, chiedendo ad alcune persone se sapessero cosa si festeggiava. Quasi tutti gli intervistati hanno risposto: «Boh!?». Con tanti saluti al patriottismo italiano. Ma, come sopra dicevo, un tale patriottismo non lo si può trovare perché manca, ed è evidente, la volontà di formare una sola nazione, anche se costretti dal fatto di vivere tutti sotto il medesimo Stato amministrativo. Gli abitanti della penisola si sentono “Italiani” solo in occasione dei mondiali o degli europei di calcio, ma nella vita quotidiana ognuno si sente prima di tutto appartenente alla propria regione, quando non addirittura limitatamente alla propria provincia. Ed è in base a queste osservazioni (che mi permetto di far notare non essere assolutamente costruite per l’occasione, ma rivelatrici della realtà italiana, per quello di cui io ho avuto esperienza), che affermo di essere d’accordo con Metternich quando disse: «L’Italia è un’espressione geografica».
Le leggi matrimoniali prevedono che, se la convivenza dei coniugi dovesse diventare invivibile per uno o per entrambi, si può (e in certi casi si deve) ricorrere alla separazione, sia essa consensuale o con addebito. E allora, perché gli abitanti della penisola dovrebbero sentirsi costretti a continuare la convivenza, se la maggioranza preferisce separarsi? Ogni popolo d’Italia torni a costituire uno stato sovrano, una buona volta, e queste diatribe cesseranno. Ma sperare che lo Stato burocratico italiano approvi questa scelta è pura utopia, perché la separazione comporterà di certo la fine di tutte le prerogative e le peculiarità (mi rifiuto di elencarle, perché sarebbe come grattare il fondo del barile) della classe, o meglio della casta politica. Per raggiungere lo scopo, cioè la separazione, i popoli avranno solo due scelte: far sentire energicamente la propria voce; oppure affidarsi a singole personalità carismatiche che possano presentarsi, con una certa autorità, come rappresentanti dei rispettivi popoli e far valere così le proprie ragioni.
E qui mi collego alla domanda che ho fatto all’inizio, con una piccola variante: «Qual è la forma di governo migliore per i popoli italiani?». Se qualcuno facesse questa domanda per strada, ai passanti, immagino che tutti risponderebbero subito: “la repubblica”. Io mi permetto di dissentire. Francamente, credo che costoro risponderebbero in questo modo più per educazione che per convinzione: a scuola è stato loro insegnato che la repubblica è migliore della monarchia, e allora hanno sedimentato questa tesi senza tanto analizzarla. Ma, come ho ampiamente dimostrato in altri miei scritti, il popolo italiano non è fatto per la politica; in passato, si è sempre affidato a personalità o famiglie di rilievo (come durante l’epoca delle signorie), ed oggi, lo si vede, lascia tutto il lavoro alla casta politica nonostante i continui commenti, le continue proteste e le immancabili satire. In altri termini: gli Italiani (da qui in poi per “Italiani” intenderò i vari popoli italiani, escludendo la concezione unitaria) sono sempre capaci di criticare i propri politici, ma di fatto si autoconvincono che la politica sia un mestiere per iniziati. Molte volte ho sentito dire: «Io non mi metterò mai in politica, perché non mi ci sento portato». In fondo, penso che questo rapporto ambiguo degli Italiani con la politica derivi anche dalla radicata convinzione che essa porti infallibilmente alla corruzione. Non credo sia necessario ricordare come, presso una larghissima fetta di popolazione “comune”, il mondo della politica sia considerato come un ritrovo di “magna-magna”. Tuttavia, gli Italiani che hanno la forza e la volontà di denunciare e di reagire a questo stato di cose e di prendere in mano personalmente la situazione per “fare da sé” sono, ritengo, una piccola minoranza. Quasi tutti, ancora oggi, preferiscono affidarsi a personalità carismatiche, capaci di trascinare le folle. Lo si vede con i capi di certi partiti politici, osannati dagli affiliati come se fossero degli “uomini della Provvidenza”. Ne ho la prova anche da un altro sondaggio che ho fatto, in cui chiedevo appunto quale fosse la forma di governo migliore: la maggioranza ha risposto “Repubblica presidenziale”, un voto è andato alla “Monarchia assoluta” e una piccola percentuale alla “Repubblica parlamentare”. In base a quello che ho esposto (gli Italiani alla ricerca di personalità di rilievo da cui farsi guidare), potrei anche assimilare le prime due categorie.
A questo punto, riassumerei quello che ho appena esposto, e nello stesso tempo risponderei alla fatidica domanda: gli Italiani, per la propria inclinazione e per il proprio carattere, sono portati ad avere dei governi monarchici! Anche se io, personalmente, sognerei una sorta di democrazia diretta, devo rassegnarmi alla realtà e ribadire ciò che ho detto prima: i popoli italiani non sono fatti per gestire “in proprio” la politica e se stessi in quanto parte di uno Stato. La vocazione (direi quasi “genetica”) dei popoli italiani è quella di avere dei capi. Ora, le opzioni sarebbero altre due: scegliere fra un’oligarchia o una monarchia? Un’oligarchia l’abbiamo avuta fino ad ora, nello Stato unitario, e possiamo vedere tutti a cosa ha portato: alla perdita dei valori tradizionali, dovuta al fatto che, in generale, un’oligarchia finisce fatalmente per ridursi ad una serie di “appalti”, “bustarelle” o sozzure simili, finendo essa con il rappresentare il trionfo dell’ipocrisia (con la conseguente perdita dei valori, appunto). Non rimane che una scelta: la monarchia, magari assoluta. Già, perché, in base a quanto mi sono dilungato ad esporre, gli Italiani sono più portati a giurare fedeltà e devozione ad una persona, più che a un’idea (come ad esempio una costituzione). Qual è la conclusione di tutto questo? Che i popoli italiani, se volessero seguire la propria vocazione politica, dovrebbero costituire una serie di Stati nazionali, sovrani e indipendenti, retti da monarchi assoluti.
Mi immagino che, a leggere quanto ho finora scritto, a molti lettori si saranno rizzati i capelli in testa («Mio Dio, costui vorrebbe portare l’Italia indietro di trecento anni!»), ma, sinceramente, non credo che il “progresso” delle nazioni implichi di necessità l’abbandono totale del passato. Per esperienza quotidiana e per studio personale della storia, penso ormai di conoscere abbastanza bene gli Italiani e la loro essenza, per dire ciò che ho detto. E, più ci penso, più mi convinco che, continuando sulla strada che stiamo percorrendo oggi, finiremo col fare violenza alla volontà popolare.
Con questo, concludo tornando alla metafora del matrimonio fallito: se la convivenza persiste anche quando ormai non ci si ama più o si arriva ad odiarsi, non credete voi che uno dei due coniugi possa finire accoltellato?
Last edited by Re Riccardo; Wednesday, August 19th, 2009 at 00:08.
Reason: A little correction
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