Stirpes  

Go Back   Stirpes > Ethnic Forums > Gens Romana > Italo-Dalmatian & Gallo-Italian
Blogs FAQ Calendar Search Today's Posts Mark Forums Read

Italo-Dalmatian & Gallo-Italian Italiano, Calabro-Sicilian, Napoletano-Calabrese, Emiliano-Romagnolo, Friulian, Ligure, Lombardo, Piedmontese, Veneto

 
 
Thread Tools Display Modes
  #1 (permalink)     Quote this post in a PM
Old Tuesday, August 18th, 2009, 15:42
Re Riccardo's Avatar
Junior Member
 
Last Online: Monday, February 1st, 2010 14:30
Join Date: Jun 2009
Location: Verona, Veneto
Posts: 25
Default Ecco qual è la vera vocazione politica dei popoli italiani

È ormai molto tempo che cerco una risposta alla domanda: «Qual è la forma di governo migliore per l’Italia?».
Prima di procedere, vorrei far notare come, a seguito di un mio sondaggio personale avente come domanda: «Esiste una sola nazione in Italia?», ho ricevuto una grandissima maggioranza (direi quasi un plebiscito) di “No”, e non solo da ambienti leghisti o separatisti, ma da persone provenienti da varie parti della penisola. Dovrei allargare il campionario delle persone intervistate, per arrivare a dei risultati più validi, ma sono convinto che, se potessi attuare una ricerca a livello professionale, sarebbe convalidata la mia ipotesi: cioè, che nessuno (o quasi), ormai, crede più al Risorgimento “scolastico” ed ai suoi miti, compreso quello della nazione unitaria. E allora mi chiedo perché gran parte della classe politica si ostini a non riconoscere la volontà dei popoli. Questi ultimi, oramai, vedono nello Stato italiano solamente una macchina burocratica intasata di corruzione e di spirito di casta. E ciò con cui questa macchina si propone ai popoli per affermare il proprio potere, è una serie di miti e ideologie derivati da un passato che oggi quasi tutti rinnegano. Volete una prova? Quanti conoscono il significato della festa del 2 giugno? Ho visto un servizio di un telegiornale, quest’anno (2009), in cui si trattava proprio questo argomento: i giornalisti attraversavano il centro di Roma, durante le manifestazioni, chiedendo ad alcune persone se sapessero cosa si festeggiava. Quasi tutti gli intervistati hanno risposto: «Boh!?». Con tanti saluti al patriottismo italiano. Ma, come sopra dicevo, un tale patriottismo non lo si può trovare perché manca, ed è evidente, la volontà di formare una sola nazione, anche se costretti dal fatto di vivere tutti sotto il medesimo Stato amministrativo. Gli abitanti della penisola si sentono “Italiani” solo in occasione dei mondiali o degli europei di calcio, ma nella vita quotidiana ognuno si sente prima di tutto appartenente alla propria regione, quando non addirittura limitatamente alla propria provincia. Ed è in base a queste osservazioni (che mi permetto di far notare non essere assolutamente costruite per l’occasione, ma rivelatrici della realtà italiana, per quello di cui io ho avuto esperienza), che affermo di essere d’accordo con Metternich quando disse: «L’Italia è un’espressione geografica».
Le leggi matrimoniali prevedono che, se la convivenza dei coniugi dovesse diventare invivibile per uno o per entrambi, si può (e in certi casi si deve) ricorrere alla separazione, sia essa consensuale o con addebito. E allora, perché gli abitanti della penisola dovrebbero sentirsi costretti a continuare la convivenza, se la maggioranza preferisce separarsi? Ogni popolo d’Italia torni a costituire uno stato sovrano, una buona volta, e queste diatribe cesseranno. Ma sperare che lo Stato burocratico italiano approvi questa scelta è pura utopia, perché la separazione comporterà di certo la fine di tutte le prerogative e le peculiarità (mi rifiuto di elencarle, perché sarebbe come grattare il fondo del barile) della classe, o meglio della casta politica. Per raggiungere lo scopo, cioè la separazione, i popoli avranno solo due scelte: far sentire energicamente la propria voce; oppure affidarsi a singole personalità carismatiche che possano presentarsi, con una certa autorità, come rappresentanti dei rispettivi popoli e far valere così le proprie ragioni.
E qui mi collego alla domanda che ho fatto all’inizio, con una piccola variante: «Qual è la forma di governo migliore per i popoli italiani?». Se qualcuno facesse questa domanda per strada, ai passanti, immagino che tutti risponderebbero subito: “la repubblica”. Io mi permetto di dissentire. Francamente, credo che costoro risponderebbero in questo modo più per educazione che per convinzione: a scuola è stato loro insegnato che la repubblica è migliore della monarchia, e allora hanno sedimentato questa tesi senza tanto analizzarla. Ma, come ho ampiamente dimostrato in altri miei scritti, il popolo italiano non è fatto per la politica; in passato, si è sempre affidato a personalità o famiglie di rilievo (come durante l’epoca delle signorie), ed oggi, lo si vede, lascia tutto il lavoro alla casta politica nonostante i continui commenti, le continue proteste e le immancabili satire. In altri termini: gli Italiani (da qui in poi per “Italiani” intenderò i vari popoli italiani, escludendo la concezione unitaria) sono sempre capaci di criticare i propri politici, ma di fatto si autoconvincono che la politica sia un mestiere per iniziati. Molte volte ho sentito dire: «Io non mi metterò mai in politica, perché non mi ci sento portato». In fondo, penso che questo rapporto ambiguo degli Italiani con la politica derivi anche dalla radicata convinzione che essa porti infallibilmente alla corruzione. Non credo sia necessario ricordare come, presso una larghissima fetta di popolazione “comune”, il mondo della politica sia considerato come un ritrovo di “magna-magna”. Tuttavia, gli Italiani che hanno la forza e la volontà di denunciare e di reagire a questo stato di cose e di prendere in mano personalmente la situazione per “fare da sé” sono, ritengo, una piccola minoranza. Quasi tutti, ancora oggi, preferiscono affidarsi a personalità carismatiche, capaci di trascinare le folle. Lo si vede con i capi di certi partiti politici, osannati dagli affiliati come se fossero degli “uomini della Provvidenza”. Ne ho la prova anche da un altro sondaggio che ho fatto, in cui chiedevo appunto quale fosse la forma di governo migliore: la maggioranza ha risposto “Repubblica presidenziale”, un voto è andato alla “Monarchia assoluta” e una piccola percentuale alla “Repubblica parlamentare”. In base a quello che ho esposto (gli Italiani alla ricerca di personalità di rilievo da cui farsi guidare), potrei anche assimilare le prime due categorie.
A questo punto, riassumerei quello che ho appena esposto, e nello stesso tempo risponderei alla fatidica domanda: gli Italiani, per la propria inclinazione e per il proprio carattere, sono portati ad avere dei governi monarchici! Anche se io, personalmente, sognerei una sorta di democrazia diretta, devo rassegnarmi alla realtà e ribadire ciò che ho detto prima: i popoli italiani non sono fatti per gestire “in proprio” la politica e se stessi in quanto parte di uno Stato. La vocazione (direi quasi “genetica”) dei popoli italiani è quella di avere dei capi. Ora, le opzioni sarebbero altre due: scegliere fra un’oligarchia o una monarchia? Un’oligarchia l’abbiamo avuta fino ad ora, nello Stato unitario, e possiamo vedere tutti a cosa ha portato: alla perdita dei valori tradizionali, dovuta al fatto che, in generale, un’oligarchia finisce fatalmente per ridursi ad una serie di “appalti”, “bustarelle” o sozzure simili, finendo essa con il rappresentare il trionfo dell’ipocrisia (con la conseguente perdita dei valori, appunto). Non rimane che una scelta: la monarchia, magari assoluta. Già, perché, in base a quanto mi sono dilungato ad esporre, gli Italiani sono più portati a giurare fedeltà e devozione ad una persona, più che a un’idea (come ad esempio una costituzione). Qual è la conclusione di tutto questo? Che i popoli italiani, se volessero seguire la propria vocazione politica, dovrebbero costituire una serie di Stati nazionali, sovrani e indipendenti, retti da monarchi assoluti.
Mi immagino che, a leggere quanto ho finora scritto, a molti lettori si saranno rizzati i capelli in testa («Mio Dio, costui vorrebbe portare l’Italia indietro di trecento anni!»), ma, sinceramente, non credo che il “progresso” delle nazioni implichi di necessità l’abbandono totale del passato. Per esperienza quotidiana e per studio personale della storia, penso ormai di conoscere abbastanza bene gli Italiani e la loro essenza, per dire ciò che ho detto. E, più ci penso, più mi convinco che, continuando sulla strada che stiamo percorrendo oggi, finiremo col fare violenza alla volontà popolare.
Con questo, concludo tornando alla metafora del matrimonio fallito: se la convivenza persiste anche quando ormai non ci si ama più o si arriva ad odiarsi, non credete voi che uno dei due coniugi possa finire accoltellato?

Last edited by Re Riccardo; Wednesday, August 19th, 2009 at 00:08. Reason: A little correction
  #2 (permalink)     Quote this post in a PM
Old Thursday, August 27th, 2009, 22:51
Est modus in rebus
 
Last Online: Friday, August 13th, 2010 11:37
Join Date: Feb 2009
Posts: 1,452
Default

Quote:
Originally Posted by Re Riccardo View Post
Dovrei allargare il campionario delle persone intervistate, per arrivare a dei risultati più validi
Concordo
Tieni presente che alle Europee la Lega al Nord ha preso, quanto, tre milioni di voti? I votanti erano molti di più, e non credo che nel Pdl o nel Pd ci siano separatisti, per ovvie ragioni (dove li trovi, in Forza Italia? In Alleanza nazionale? O nei post-comunisti?)

Quote:
E allora mi chiedo perché gran parte della classe politica si ostini a non riconoscere la volontà dei popoli
Quali risposte ti sei dato?

Quote:
Quanti conoscono il significato della festa del 2 giugno?
(Anche al Nord) molti di più di quelli che sanno quando è stata combattuta la battaglia di Legnano, o che lo è stata.

Quote:
Gli abitanti della penisola si sentono “Italiani” solo in occasione dei mondiali o degli europei di calcio, ma nella vita quotidiana ognuno si sente prima di tutto appartenente alla propria regione, quando non addirittura limitatamente alla propria provincia
In altri termini gli Italiani sono individualisti e provinciali.
Ciò non li rende una non-nazione.

Quote:
affermo di essere d’accordo con Metternich quando disse: «L’Italia è un’espressione geografica»
Da un austriaco oppressore cosa ci dovevamo aspettare, che dicesse "Uhm, in effetti gli Italiani farebbero meglio a costituirsi in uno stato unitario"?

Quote:
perché gli abitanti della penisola dovrebbero sentirsi costretti a continuare la convivenza, se la maggioranza preferisce separarsi?
Maggioranza? Quali dati hai?

Quote:
il popolo italiano non è fatto per la politica; in passato, si è sempre affidato a personalità o famiglie di rilievo
Risultato: tutta l'Italia, con pochissime eccezioni, è finita in mani straniere e si è impoverita di parecchio. Te le ricordi le condizioni della Serenissima nel 1797? Secondo te è un caso che Veneto e Lombardia siano rifiorite dopo l'unità d'Italia?

Quote:
Non rimane che una scelta: la monarchia
Elettiva o ereditaria?

Quote:
penso ormai di conoscere abbastanza bene gli Italiani e la loro essenza
Hai visitato tutte le regioni d'Italia, hai intervistato un campione esteso e statisticamente valido, ecc. ecc.?

Quote:
se la convivenza persiste anche quando ormai non ci si ama più o si arriva ad odiarsi, non credete voi che uno dei due coniugi possa finire accoltellato?
Dimmi: in quale paese ci si ama? In Germania? In Svizzera? In Francia?
Secondo il tuo criterio, gli stati sarebbero tutti piccolissimi. Ma io credo che persino nei piccoli paesi ci si odi, forse più che nelle grandi città.
__________________
>> And you have made them equal to us who have borne the burden of the work and the heat of the day <<

>> Whoever has will be given more, and he will have an abundance. Whoever does not have, even what he has will be taken from him
<<
 

Bookmarks

Thread Tools
Display Modes

Posting Rules
You may not post new threads
You may not post replies
You may not post attachments
You may not edit your posts

BB code is On
Smilies are On
[IMG] code is On
HTML code is Off
Trackbacks are Off
Pingbacks are Off
Refbacks are Off


Similar Threads
Thread Thread Starter Forum Replies Last Post
Romanticismo y Racialismo Catalán. Visigodo Ibero-Romance & Ibero-Aquitanian 19 Saturday, January 9th, 2010 15:40
El conflicto lingüístico valenciano. Visigodo Ibero-Romance & Ibero-Aquitanian 18 Friday, September 26th, 2008 20:03
No te olvides, Argentina Visigodo Ibero-Romance & Ibero-Aquitanian 8 Tuesday, August 12th, 2008 19:55

Locations of visitors to this page

Stirpes Stats

All times are GMT +2. The time now is 01:32.

Page generated in 1.0375490 seconds with 14 queries.


Powered by vBulletin® Version 3.8.1
Copyright ©2000 - 2010, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Optimization by vBSEO 3.1.0